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ATTENTI AL CIUCO RIAPRE I BATTENTI

COMUNICATO DEL DIRETTORE

Il direttore e proprietario della zuccata “Attenti al ciuco”, Battilafiacca Dacci Dimollo, è fiero di presentare, dopo immensi sforzi organizzativi, una versione riveduta e più moderna del glorioso foglio online. Nella nuova Home page gli affezionati lettori potranno trovare una comoda suddivisione dei vari articoli in rubriche, oltre alla classica collezione cronologica di tutti i pezzi pubblicati da ottobre 2017 a oggi, senza suddivisione per argomento.

L’impegno per il progresso del giornale non cessa qui: sono in programma altri miglioramenti. Un grazie per l’impegno della Redazione e dei Tecnici, amici e fratelli più che dipendenti, in questo giornale che è una grande Famiglia unita nell’amore e nella concordia.


 

COMUNICATO DELLA REDAZIONE

La Redazione del Ciuco non è per nulla soddisfatta delle innovazioni, né delle modalità con cui sono state introdotte.

Punto primo, perché i redattori sono stati costretti a tre settimane di ferie forzate in cui, con la miseria che ci paga il dottor Dacci Dimollo, non abbiamo potuto neanche andare con lo slittino a Bàvari, dove peraltro non è nevicato, ma se fosse nevicato l’autobus non ci sarebbe andato.

Punto secondo, la nuova veste grafica è come l’Incrociatore Kotionkin: una cagata pazzesca. Nel piano concordato tra Redazione e direzione i vari articoli dovevano essere inseriti nelle rubriche e basta; la collezione cronologica di tutti i pezzi, di cui il Dimollo adesso si fa vanto, non doveva proprio esserci. Lo staff tecnico del direttore non è stato in grado di risolvere il problema.


 

COMUNICATO DEI TECNICI

I redattori si lamentano, ma noi siamo pagati ancora meno di loro.

Non solo: la proprietà non ci fornisce i mezzi per lavorare bene. Se il dottor Dacci Dimollo, invece di risparmiare, avesse speso quei pochi soldi per un piano a pagamento, certamente avremmo potuto fare di meglio per questo blog.

Bisogna dire poi che il lavoro di inserimento dei pezzi nelle rubriche, con questa scarsità di mezzi, è lento e macchinoso ed è stato realizzato solo in piccola parte, prima che lo staff tecnico entrasse in agitazione.

Solo l’altro ieri abbiamo raggiunto un accordo grazie alla promessa della proprietà di fornire gratuitamente una rosetta da non meno di 80 grammi ai pasti della mensa aziendale, che peraltro da tempo sono a pagamento perché l’azienda fornitrice dei ticket è fallita. Così il padrone ci dà inutili foglietti, mentre noi paghiamo la mensa con buona parte del nostro misero e sudato stipendio.

Qualcuno dirà che ci siamo venduti per un tozzo di pane: è vero e lo rivendichiamo con orgoglio. Provate voi ad avere fame.

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ASINERIE E OPINIONI Deontologia destra donne Egitto Medio Oriente Presidenza della Repubblica Violenza

IL RETROSCEMO – Vatti a fidare

È morto oggi, alla venerabile età di 91 anni, Hosni Mubarak, già presidente, dal 1981 al 2011, dell’Egitto.

Il Presidente Hosni Mubarak in visita al Quirinale, il 17 ottobre 2009 – Presidenza della Repubblica

Il rispetto per il defunto, come uomo, come capo di Stato e come personaggio di rilievo della politica internazionale, non può esimere il Ciuco dal dovere di rendere conto di un retroscena che purtroppo coinvolge il nostro Paese.

I meglio informati infatti rivelano che Mubarak non si riprese mai completamente dal trauma provocatogli da Silvio Berlusconi, che aveva tradito la sua fiducia: l’anziano presidente egiziano aveva affidato la prediletta nipote Karima, detta Ruby, ancora minorenne, al quasi coetaneo presidente del Consiglio. Come avrebbe fatto con un fratello, si dice.

Berlusconi invece aveva subdolamente approfittato della fanciulla.

Si era all’epoca tra il febbraio e il maggio del 2010. Non si può escludere che le dimissioni del presidente egiziano, nel febbraio del 2011, fossero dovute anche allo sconforto per la triste sorte della nipote. Di certo grazie a queste dimissioni e alla saggezza dello statista Mubarak si evitarono gravi ripercussioni nelle relazioni tra i due Paesi mediterranei. Tuttavia si dice che il dolore del nonno per la violenza contro la nipote abbia accompagnato gli ultimi anni dell’ex capo di Stato.

In tutta questa vicenda colpisce, e indigna, il cinismo di Berlusconi, che affermò sempre di conoscere la vera identità della ragazza abusata, non Ruby Rubacuori ma Karima nipote di Mubarak. Approfittare di una minorenne qualsiasi non sarebbe stato meno grave, ma almeno, in nome delle buone relazioni internazionali, avrebbe potuto fingere di non sapere chi fosse. Così invece mise in piazza la parentela tra la sua vittima e una figura di primaria importanza nello scacchiere mediorientale.

Perfino da un pedofilo ci si potrebbe attendere maggiore senso di responsabilità.

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Antifascismo ASINERIE E OPINIONI Chieti DEMOCRAZIA Deontologia destra fascismo Wikipedia

IL CIUCOMMENTO – C'è un ciùchice a Chieti

Sapete com’è la radio: l’accendete, c’è uno che parla, non sapete chi sia.

Parlava l’autore di un libro, forse un avvocato, che con serenità e argomentazioni appropriate si dichiarava a favore della prescrizione e della separazione delle carriere dei giudici.

In particolare diceva, sulla separazione delle carriere, che con il sistema attuale il rappresentante dell’accusa e il giudice sono colleghi. Perciò il rapporto di forze è sbilanciato a danno della difesa. Io, da asino, sono portato a non approvare la proposta di separazione, anche perché a suo tempo era compresa nel piano golpista che Licio Gelli, quello della famigerata loggia massonica segreta P2, chiamava “patto di rinascita democratica”. Però alla questione dei giudici come colleghi dei Pubblici ministeri non avevo mai pensato, così ho preso atto.

Ma, mi sono detto, anche l’avvocato tutto sommato è un collega: stessi studi, stessa università, ci sono ex giudici che fanno gli avvocati, ci sono avvocati che fanno il concorso per la magistratura…

Il tribunale di Chieti (Zitumassin – Wikipedia)


Verso sera poi mi sono imbattuto nella notizia di quel magistrato, un chietino, che ha condannato Facebook per lesa mussolinità. 15.000 euro di danni (danni amorali, suppongo) e 8.000 di spese. Il social network, secondo il giudice, non poteva rimuovere una foto che celebrava il compleanno del dittatore. Così facendo, il togato aveva dato ragione a quell’avvocato, perché di un avvocato si tratta, che aveva avuto l’alzata d’ingegno di manifestare in quel modo il suo amore per il noto criminale.

La sentenza si basa sull’assunto che Mussolini fosse un capo di Stato, come Caligola del resto, e che perciò Facebook non avesse il diritto di rimuoverne l’effigie.

Mi sono immedesimato nel povero giudice:

“L’avvocato è un collega, in fondo. Come faccio a dirgli ‘Ma va’ a cagher’? (*) Abbiamo fatto la stessa università, ci siamo ubriacati insieme, abbiamo frequentato gli stessi bordelli, gli stessi circoli, condividiamo una cultura. Mi ricordo quella volta… Eravamo giovani… Ebbene, bisogna che mi inventi qualche fanfaluca per dargli ragione. Tanto è buona cosa dare addosso a Facebook, perché hanno rotto, quelli, interferiscono fin troppo nelle nostre vite”.

Non so se davvero abbia pensato o detto tra sé queste parole, è solo una mia asinesca supposizione, che però potrebbe spiegare, con simpatia e rispetto s’intende, le assurdità che potete leggere collegandovi alla pagina di globalist di cui trovate il collegamento in calce.

La mia supposizione può non essere veritiera, anzi non lo è di sicuro. Invito a prenderla come una barzelletta. Del resto, fin dai tempi del duce, il fascismo è argomento di storielle divertenti, anche se divertente non era e non è affatto.

https://www.globalist.it/news/2020/02/01/il-giudice-condanna-facebook-mussolini-e-stato-un-capo-di-stato-non-si-possono-rimuovere-le-sue-foto-2052367.html

(*) “Va’ a cagher” non è propriamente teatino, ma in tutta Italia ne capiscono il senso

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ASINERIE E OPINIONI Deontologia Genova Micro cronaca polizia potere

GLI SBIRRI E I CARABINIERI – Non si fa così

In uno sdrucciolevole Comune della sdrucciolevole valle del Polcévera, nella sdrucciolevole Città metropolitana di Génova, in un tratto di una strada statale che attraversa un centro abitato, dove la velocità massima sarebbe 50 Km/h, un cartello su cavalletto, di quelli da cantiere, segnala un limite di 30. Pochi metri più avanti un analogo segnale improvvisato indica una strettoia e, a completamento, un altro cartello sancisce il diritto di precedenza per chi arriva in discesa.

Alla guida della mia auto, proprio in discesa, sono rimasto interdetto perché la strettoia non c’era: il solito cartello dimenticato, mi sono detto. Tolto il cantiere, rimane qualche cartello. Quante volte succede?

Ma ho visto il bravo in agguato poco più avanti e, come il celeberrimo don Abbondio, ho rallentato.

Il bravo attendeva in posizione strategica a bordo di un’auto della polizia locale. Con tutta evidenza si trattava di una trappola per salassare gli automobilisti di passaggio (non credo quelli del paese, in un posto dove ci si conosce tutti).

Mi perdoni se con tutto il rispetto mi rivolgo a lei in inglese, lingua che, come si sa, è quella delle fregature: stimato signor Local Policeman, lei è un uomo adulto. Forse anche lei ha famiglia, forse ha figli; e i figli, si sa, fanno presto a giudicare con severità. Signor Policeman, non si fa così.

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ASINERIE E OPINIONI Deontologia partitica Politica Privatica

PANE AL PANE – L'orgoglio di Renzi

Ho sempre pensato che l’orgoglio di Matteo Renzi (d’ora in poi, per stare al passo con i tempi, matteorenzi.org) assomigliasse, più che alla giusta fierezza per i propri meriti, all’orgonica, orgasmica e persino orgiastica esplosione di un’insaziabile pulsione verso il potere.

La notizia è che ieri il vitale italico ha annunciato al mondo di avere chiesto un incontro a Giuseppe Conte, mettendo da parte l’orgoglio.

È un’affermazione curiosa, perché, per il capo di un partito rappresentato in Parlamento, un incontro con il presidente del Consiglio dovrebbe essere una prassi consueta, non tale da scomodare sentimenti o emozioni intime. L’orgoglio, l’orgasmo e le orge non dovrebbero entrarci, in questi discorsi.

Orgoglio a parte, Matteo Renzi si dimette, il 5 dicembre 2016, dopo la sconfitta nel suo org. (onico, asmico, iastico) referendum costituzionale

A meno che il capo politico in questione non sia in realtà un capo privàtico, votato cioè al potere personale. Per fare tre esempi di “politici” molto orgogliosi, possiamo facilmente ricordare, nel passato, Benito Mussolini, Bettino Craxi e Umberto Bossi.

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Alimentazione Genova GIOCHI E PAROLE IN GIOCO Letteratura Marina Spagna

LUDOLINGUISTICA – La zuppa di Piero

Si tramanda che sugli antichi barchi della Repubblica (di Genova, naturalmente) gli avanzi di cibo non fossero gettati in mare ma riciclati. Briciole di gallette, torsoli di mela, avanzi di olive taggiasche, di carne salata o talvolta fresca, lische e teste di pesce, tutto era messo a marinare in un apposito barile.

Nei momenti di bonaccia, quando il cibo incominciava a scarseggiare, il contenuto del fusto era cotto in una grande pentola, un calderone, con acqua di mare e secondo una ricetta che purtroppo non è giunta a questi giorni nostri, così funestati da norme igieniche francamente eccessive.

Quel piatto sopraffino era chiamato “Calderòn do barco”. Si diceva che l’avesse inventato un certo Pietro, detto Pèo. Così c’era l’uso, comunque si chiamasse il cuoco, di invitarlo a mescere la zuppa con il motto: “Pèo, Calderòn do barco!”, o anche “Peo, Calderòn da barca!”

Le navi di Colombo in una stampa del 1892 di Gustav Adolf Closs

A quanto pare Cristoforo Colombo volle che l’uso genovese fosse mantenuto anche sulle navi del suo epico viaggio. L’equipaggio spagnolizzò il motto chiamando Pedro il cuoco e sostituendo la preposizione articolata. Il risultato fu “Pedro, Calderón de la barca!”, espressione che fu adottata in seguito come pseudonimo marinaresco dal famoso e omonimo drammaturgo secentesco.

Due secoli dopo, l’americano Samuel Langhorne Clemens, Mark Twain appunto, si ispirò a Calderón e adottò anche lui come pseudonimo un motto legato alla navigazione, seppure fluviale. Forse a lui piacerebbe questa mia ricostruzione storica.

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animali animani GIOCHI E PAROLE IN GIOCO ludolinguistica

Ludolinguistica – Animali in amore

Non cercare un’amante religiosa: sappi che ti ucciderà (storia di vita vissuta e di morte scampata)

Mantide religiosa, giovane esemplare (Wikipedia)

La vedova nera è allegra se ti ha mangiato. La vedova allegra se non ti ha mangiato è nera

Chi fa l’Alfa, si fa la Betta e si sa far la Franca. Se no che Alfa è?

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Antifascismo ASINERIE E OPINIONI comunicazione DEMOCRAZIA fascismo Liguria Micro Storia presidente della repubblica

MISTORIA – Il Presidente più amato

Morìva 30 anni fa Sandro Pertini, il presidente della Repubblica che più suscitò l’amore degli italiani.

PERTINI
Sandro Pertini, Presidente della Repubblica 1978 – 1985

Una sua succinta ma completa biografia è contenuta nel pezzo di Fabio Florindi (Agi) riportato in calce. Grazie a Margherita e Rosalba per avermelo segnalato.

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Il Ciuco ha poco da aggiungere, se non la propria personale piccola impressione. Pertini era un grande comunicatore. Forse, in quanto avvocato, si era perfezionato nell’arte oratoria, ma era comunque un oratore straordinario, nonostante il fortissimo accento del ponente ligure e l’amore per le frasi semplici. Anzi, forse proprio per questo.

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Tanti politici di oggi studiano comunicazione e si pongono il problema di “come” comunicare. Credo che per il grande Sandro fosse importante non “come”, ma “che cosa” dire. La sua era una comunicazione sincera, legata alla verità, o alle sue convinzioni, e a principi e valori.

Lo era quando davanti al tribunale fascista si proclamava antifascista e si assumeva le proprie responsabilità, come lo era quando, allo stadio, era un italiano felice tra i tanti.

La sincerità nella comunicazione era già rara ai suoi tempi; adesso lo è ancora di più.

https://www.agi.it/cronaca/news/2020-02-21/pertini-morte-anniversario-7145424/

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ASINERIE E OPINIONI Cantanti destra Estetica fascismo nazismo partitica Privatica

POLIESTETICA – Le mani, il ditino

Non c’è bisogno di essere nati nel ventennio: quanti di noi, ricordando Benito Mussolini, in arte Il Duce, evocano la smorfia grassoccia e feroce da bulldog, la modesta statura e le gambette corte impallonate da quei ridicoli calzoni e dagli stretti stivali, con speroni come le zampe delle galline vecchie, quelle da brodo, e con le mani sui fianchi in quella posa da massaia contadina che attende il marito ubriaco?

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A me, finché mi toccherà di campare, tornerà in mente l’espressione volpina, la manina non troppo virile e il ditino al citofono di Matteo Salvini, in arte La Bamba (Yo no soy marinero soy capitán soy capitán…). O forse Il bamba, come dicono dalle sue parti.

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counseling Estetica giochi GIOCHI E PAROLE IN GIOCO ludolinguistica Ludopoesia Pittura Poesia Psicologia

LUDOBUCÒLICA – Estasi in campagna

Estasi in campagna

(un percorso di consapevolezza)

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P.Cézanne: castagni e fattoria al Jas de Bouffan

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Odo e odoro

e resto, e mi ristoro

e l’occhio socchiudo nel solecchio

nel sole che mi assola

.

e mi scalda

come una buona parola.

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.

E vedo il bello

e annuso il bello, lo assaporo

lo tocco lo sento mi freme il bello

di fuori e di dentro.

.

E mi freme di dentro e ora so

come non sia, l’estetica, stitica.