Categorie
Antifascismo banche carabinieri Criminalità organizzata DEMOCRAZIA destra Genova Gli sbirri e i carabinieri Letteratura Micro Storia polizia presidente del Consiglio presidente della repubblica Romanzi Storia

MISTORIA – Vent’anni dopo

Il quartiere della Foce, a Genova, principale teatro delle azioni terroristiche di polizia in occasione del G8 del 2001

Vent’anni dopo, sembra finalmente chiaro ai più che il G8 di Genova non è stato una questione di mele marce o di errori macroscopici nella gestione dell’ordine pubblico, non una questione di lasciarsi prendere la mano o di non essere all’altezza eccetera, ma una preordinata aggressione alla democrazia italiana e al popolo genovese.

Sul tema rimando, come l’anno scorso, al blog di Sara Tassara, Allegro con biro

https://www.facebook.com/Allegroconbiro

che ha un approccio a mio parere molto mistorico. E questo, dal mio punto di vista, è un ulteriore valore.Rimando ovviamente anche alle due mistorie scritte da me per l’occasione:

Sorprende che tuttora, vent’anni dopo, un tempo che bastò al moschettiere D’Artagnan per diventare un riflessivo, per quanto coraggioso, comandante (forse non tutti sanno che, dei 4 letterari compari, il guascone era l’unico personaggio reale, storicamente esistito), ci si domandi quale fosse lo scopo del governo Berlusconi, lo stesso Berlusconi di cui, vent’anni dopo, si parla come di un possibile presidente.

.

Forse è per questo: in nome del politically correct (lo scrivo in inglese perché è una fregatura) non si vogliono ricordare i trascorsi piduisti, i legami con la mafia, il sostegno da lui dato alle formazioni dichiaratamente fasciste o razziste.

Forse per questo non si parla più delle condanne di Paolo Berlusconi, fratello del più famoso Silvio, di mestiere colpevole per procura, più volte reo confesso di reati altrimenti attribuibili al capo.

Forse per questo non si parla più della Banca Rasini, una banca importante per i traffici della mafia siciliana nel periodo in cui vi fece carriera Luigi Berlusconi, padre di Silvio e Paolo; lo stesso istituto bancario che finanziò Silvio all’inizio della sua carriera di borderline dell’imprenditoria e poi della politica.

Forse per questo non si parla più del Piano di rinascita democratica, il pro memoria scritto da Licio Gelli per i suoi allievi nella cospirazione politica. Forse per questo non si sente più dire che Gelli fu un criminale e non una specie di padre della patria.

Forse per questo non si dice quello che per me era chiaro anche prima del luglio 2001: che il primo governo Berlusconi aveva tentato un approccio morbido, ma poi era stato sconfitto nelle successive elezioni. Per non sbagliare di nuovo, il secondo gabinetto Berlusconi scelse la via del terrore: ci saranno dei morti, minacciò il capo, e fu di parola. Forse non solo il povero Carlo Giuliani, se pensiamo che alcuni tra i tanti manifestanti pacifici massacrati hanno avuto danni permanenti e forse, in questi venti anni, hanno di conseguenza incontrato una morte precoce.

.

Berlusconi fu di parola e, per essere più sicuro di mantenere l’impegno, delegò il suo vice, il fascista dichiarato Gianfranco Fini, alla direzione delle operazioni delle forze del disordine e del disonore, nella caserma dei carabinieri di San Giuliano.

È probabile che lo stratega Fini partecipasse anche al coordinamento dei Black Bloc, perché era certo molto difficile ottenere che le polizie in campo e i militanti della formazione violenta non si incontrassero mai.

Eppure se vi è capitato, come è capitato a me, di vedere i filmati realizzati in quell’occasione dai cineasti italiani, avete visto anche voi i Black Bloc che lavoravano con calma alle loro distruzioni, come chi sa di avere un tempo preciso a disposizione; li avrà visti interrompersi, come accadeva alla Foce, per lanciare qualcosa ad agenti di polizia che avevano l’ordine di non reagire, di non attaccare, e poi riprendere tranquillamente le devastazioni, senza affanno. Dileguatisi i Black bloc, la polizia ha iniziato i massacri.

.

Vent’anni dopo, questi sono i fatti da ricordare in modo davvero politicamente corretto e perciò non politically correct. Perché in politica sono corrette, essenzialmente, la verità e la ricerca della verità. Invece sono scorretti i crimini, le menzogne e le omissioni.

È politicamente corretto perciò dire che un fascista è un fascista, un criminale è un criminale, un traditore è un traditore.

E furono fascisti, criminali e traditori tutti, dal governo all’ultimo agente lungo la catena di comando. Sì, anche l’agente che ubbidiva agli ordini ha partecipato al crimine e al tradimento se non si è rifiutato, se non ha preso le distanze, se dopo non ha denunciato quello che era accaduto sotto i suoi occhi.

Una menzione particolare agli aguzzini della polizia penitenziaria, quelli di Bolzaneto: vent’anni dopo sono ancora in circolazione? Continuano a massacrare i detenuti, come a Santa Maria Capua Vetere?

Di attentialciuco

Genovese per sorte ma dotato di radici aliene, mi ritrovo a essere, per una serie di combinazioni, giornalista, counsellor, educatore professionale.
Nonostante ciò non ho molto da fare, perciò scrivo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...